Tag: a-dj copia lavoro


CLASSIFICA FINALISTI E VINCITORE A-DJ MIX CONTEST 2018

By A-DJ,

Cari tutti,

con piacere Vi comunichiamo l’esito di A-DJ MIX CONTEST 2018, con la classifica dei tre finalisti e la nomina del vincitore:

1° CLASSIFICATO BIZIO COOL

2° CLASSIFICATO ISAAK DJazz

3° CLASSIFICATO BIAGIO ESS 

La giuria ha espresso il proprio giudizio in base alla tecnica del mixaggio e alla scelta musicale nell’ambito del genere proposto.

Vi attendiamo all’evento di sabato 21 aprile, ore 18,00, presso lo studio di registrazione Space Echo Studios, in Roma, Via Marziale, 19, in occasione dell’evento Culture Beat Space Echo, dove presenteremo il workshop, a cura di Francesco Cianella “L’importanza del mastering: esempi pratici”.

A, a seguire, l’incontro con:

Deborah De Angelis (consigli uitli per la sottoscrizione di un contratto discorgrafico e le ultime news in tema di licenza DJ on line della SIAE)

Andrea Rango (come crerare e gestire una web radio: il caso Soundzrise)

Lorenzo Morresi (trucchi del mestiere per comporre una traccia su Logic)

Alessandro Deledda (frequentare il conservatorio nell’era digitale)

Aperitivo e live show con streaming su Soundzrise web radio.

Dj Set dalle 20:00 till the end

 

Bixio Cool (vincitore A-DJ MIX SHOW CONTEST 2018)
Seven People
Andrea Rango
E.l.f aka Francesco Cianella

Live band : The Truffles

 

NUOVA RIUNIONE IN SIAE DEL COMITATO PARITETICO: LE ASSOCIAZIONI A DIFESA DELLA FIGURA DEL DJ

By A-DJ,

Si comunica che, a seguito di pressanti richieste da parte delle Associazioni A-DJ, Assodj e AID, le stesse sono state invitate a partecipare, in data 6 marzo 2018, ad un tavolo tecnico presso la SIAE, alla presenza del Presidente Filippo Sugar, del Direttore Generale Gaetano Blandini e di un comitato tecnico di funzionari.

In tale occasione, le Associazioni hanno espresso la volontà di rivedere, alla luce del progresso tecnologico e delle nuove forme di utilizzo dei file musicali digitali, l’accordo che nel 2008 ha condotto all’implementazione della licenza sperimentale DJ On Line e che è ormai scaduto da giugno 2017.

Com’è noto, le Associazioni da anni svolgono un ruolo di difesa assoluta per la legalità del settore e a protezione della categoria dei DJ che esercitano la loro attività professionale legalmente, utilizzando musica originale (su qualunque supporto fisico o digitale).

Per tale ragione, durante la riunione è emersa la necessità di dar voce alle istanze avanzate dai DJ che si trovano a esercitare la loro attività mediante l’utilizzo di nuove forme di riproduzione di musica originale.

Il vecchio accordo nasceva, infatti, dall’esigenza di regolamentare l’esecuzione in pubblico di musica riprodotta su supporto fisico (all’epoca CD) ma onde garantire il diritto di eseguire in pubblico la musica riprodotta direttamente dal supporto originale, si inseriva nelle premesse al contratto di licenza per copie lavoro, un’interpretazione estensiva del concetto di supporto originale anche al file digitale, acquistato regolarmente in rete e scaricato sull’hard disk del computer, con la limitazione però che lo stesso, per mantenere la qualifica di “originale”, doveva essere eseguito dallo stesso computer e non riprodotto da altro supporto (ad esempio USB), come fonte della pubblica esecuzione.

Proprio su questo fondamentale punto, durante la riunione, le Associazioni hanno avanzato le loro richieste di revisione del vecchio accordo, soprattutto in considerazione della totale scomparsa dell’utilizzo dei supporti CD per la riproduzione di opere musicali durante l’esecuzione pubblica dei DJ, del proliferarsi di nuove tecniche di esecuzione musicale come lo streaming nonché dell’ormai si può dire quasi esclusivo utilizzo di file digitali e alla luce della valutazione di ciò che ad oggi deve considerarsi file musicale digitale “originale”.

Le Associazioni hanno avanzato la richiesta di riconoscere ai DJ la facoltà di riversare i file musicali lecitamente acquistati online su diversi dispositivi utilizzati durante i DJ Set, proprio sul presupposto del possesso legittimo di tali file (in capo ai DJ che li hanno acquistati) e che quindi possono essere eseguiti liberamente in pubblico mediante qualsiasi apparecchiatura di cui i DJ vogliano avvalersi nel corso dello svolgimento della loro attività.

A seguito delle richieste sopra esposte, il Comitato tecnico SIAE ha dichiarato di non essere d’accordo con quest’ultima interpretazione, soprattutto perché, in base alla loro impostazione, in occasione di eventuali controlli effettuati dalla Società Autori Editori, si renderebbe più gravoso l’accertamento della legittima provenienza dei file digitali.

Di contro, le Associazioni hanno invece fatto emergere la circostanza che proprio un tale atteggiamento di chiusura da parte della SIAE, può condurre ad un utilizzo distorto dello strumento della licenza DJ, che può fare da paravento a chi invece scarica illegalmente file dalla rete e si nasconde dietro l’assolvimento degli obblighi previsti dalla licenza.

A tal uopo, i funzionari si sono riservati di svolgere approfondimenti tecnici al fine di poter trovare una soluzione al problema predetto, pur manifestando le loro forti perplessità.

In sede di riunione, il Presidente Filippo Sugar ha riconosciuto l’importante ruolo di promozione alla legalità svolto dalle Associazioni presenti ma ha anche chiarito che l’obiettivo primario della SIAE in questo momento è l’adeguamento a seguito dell’implementazione della c.d. Direttiva Barnier mediante il D.Lgs. 35/2017, che impone una rivisitazione di tutti gli accordi che la SIAE ha con le diverse associazioni di categoria. Pertanto, il Presidente ha chiarito che eventuali gli accordi che comportino particolari agevolazioni, sono possibili solo ove ci sia un sinallagma.

E’ emerso, inoltre, il doppio binario, politico e tecnico, su cui viaggiano tali tematiche e che quindi richiederà un duplice sforzo, al fine di trovare una soluzione definitiva alle problematiche prospettate.

La questione sul tema della licenza digitale DJ è, pertanto, rimasta aperta. L’accordo non è stato rinnovato ma, al contrario, se da un lato c’è chi, tra i funzionari SIAE, ha sostenuto che l’attuale licenza ha una logica e che, pertanto, non si ritengono opportuni interventi di modifica, dall’altro, c’è chi, invece, ha sollevato dubbi su questioni che sembravano essere ormai pacificamente risolte, anche perchè alla base del precedente accordo sottoscritto.

Nello specifico, durante la riunione è emerso che in base all’art. 19 della L. n. 631/1941,  il DJ anche se provvisto di un file originale sarebbe tenuto in ogni caso a pagare, oltre che per la licenza DJ copia lavoro, anche la quota relativa alla pubblica esecuzione, pagamento che viene già assolto dai gestori del locale in cui il DJ svolge la sua attività.

Le Associazioni hanno ampiamente contrastato tale ormai inverosimile interpretazione, si è pertanto deciso di aggiornare la prosecuzione dei lavori a data da destinarsi, con la promessa di svolgere gli adeguati approfondimenti del caso, in relazione alle tematiche emerse nel corso del tavolo di lavoro.

Intervista DJ BismarkIntervista DJ Bismark

By A-DJ,

DJ Bismark, DJ Professionista dal 1983 è uno dei personaggi storici della Techno italiana. Tra i suoi successi ricordiamo “Double Pleasure”, “My World”, “Parapapa”. Dopo “Reactivate”, disco che ben rappresenta il tipico sound BXR, nel 2000 ha pubblicato “Make A Dream” e “Just A Moment”, “Street Festival”, “Synthesis” e, nel 2009, “Project 696”. Artista eclettico e dal multiforme ingegno, è tra i più attivi membri dell’associazione A-DJ.

 

 

 

 

 

 

 

Ciao Marco, innanzitutto, complimenti per la tua carriera artistica e grazie per aver scelto A-DJ (www.a-dj.org) come associazione rappresentativa dei tuoi interessi. Veniamo subito alle domande.

Con che musica sei cresciuto?

Io sono nato negli anni ‘70, con che musica vuoi che possa essere cresciuto? Con il Rock alternativo! La New Wave, in fondo. Sono stato, infatti, influenzato dagli Spandau Ballet, dai primi Duran Duran. È pur vero però che mio padre ascoltava la musica classica, e dalla stessa, anche se inconsciamente, ho avuto degli input verso il genere musicale in cui poi mi sono specializzato. Ricordo anche i Rockets che mi hanno molto influenzato ed anche i Kraftwerk che mi hanno totalmente disorientato. Era la prima musica elettronica che ascoltavo.

E questo forse il motivo per cui hai scelto musica Trance?

La musica Trance è stata un evoluzione della musica Techno ritmica aggressiva poi con pause mentali filosofiche toccanti.

Quando hai avuto il primo contatto con la musica house?

Negli anni Ottanta, la House era la musica estrema e io, nella mia continua ricerca di generi alternativi, ho sempre inseguito le novità. In quel periodo, ero un fedelissimo di Jean Michelle Jarre. Ma il primo disco che mi ha fatto amare davvero la musica House è stato “From here to eternity” di Giorgio Moroder ed il cambio totale è stato con “Pump up the volume” di Eric Morillo. Quindi tutte le sonorità di avanguardia, prima le mode erano molto più lente nella loro evoluzione.

Quando hai iniziato a fare il DJ e dove?

Ho iniziato a fare il DJ per una coincidenza. Io ero un ballerino di prima fila e quando ero a scuola di danza, mentre facevamo riscaldamento, c’era il primo ballerino che gli piaceva fare il DJ e metteva i dischi per accompagnarci. Da qui ho avuto l’ispirazione e ho comprato un Lenco 55s. Ho cominciato così. In seguito, andai a fare il militare e lì conobbi un famoso DJ sardo e con lui iniziai a mettere i dischi. Ricordo la prima volta in cui fece il DJ in pubblico, era una domenica pomeriggio a Cagliari.

Puoi ricordare il periodo di “apprendimento”?

L’apprendimento non finisce mai, si è sempre in evoluzione allora come oggi. E come una volta sono sempre alla ricerca di qualcosa di diverso. E’ stata un’evoluzione e l’ho seguita. La notte ascoltavo le radio perchè solo in quelle ore si sbizzarivano un pò di più. Era il tempo Patrick Hernandez e tanti altri. Nei brani che ascoltavo cercavo gli assoli per tagliarli e farli suonare ripetitivamente a lungo…

Hai suonato in tantissimi club, qual’è quello a cui sei più legato come ricordo?

Il ricordo migliore è dei club esteri perché già allora erano avanti come struttura e come proposta musicale e con impianti audio degni di nota, delle illuminazioni favolose, i multilaser, mentre noi in Italia ancora avevamo macchine del fumo e le luci strobo. Ricordo soprattutto i club di Stoccarda: mi sembrava di stare in un altro mondo.

Tra i club italiani che ricordo non posso non citare la mia storia: l'”Arabesk” in assoluto il primo amore non solo mio ma di tanti poi a seguire lo storico “06”, il “Centrale”, il “Palladium” e l'”Hollywood”. Inoltre, i club più rinomati nel riminese che erano all’epoca conosciuti come nuova tendenza, ove si proponevano generi musicali diversi: il “Pacha”, il “Cellophane” e il “Cocoricò”. Ricordo poi il “Movida” di Jesolo, quando ancora io non facevo il DJ, ma c’erano lì Gemolotto e Leo Mas che stavano già molto avanti musicalmente e qualitativamente. Suonavano musica bellissima.

Che progetti hai attualmente come produttore?

Ho vissuto un periodo sabbatico con le produzioni, che ora si è un pò prolungato. Come fautore della musica Techno in Italia, ho collaborato con un’etichetta che la BXR con Picotto e D’Agostino. Da lì è nato tutto. Quando la scena è andata a scemare e la musica underground si è scissa in diversi sottogeneri io e i miei soci ci siamo divisi e ognuno è andato per la sua strada aprendo la propria etichetta discografica. Prima era diverso: si nasceva come DJ poi si diventava produttori perché le case discografiche ci chiedevano informazioni sulle tendenze del mercato.

In Italia, negli anni ’90, l’House music americana e la Garage erano ben recepite, così come attualmente lo è la Trance. C’è stata la moda della Minimal. Qual’è il tuo punto di vista sull’evoluzione di questo genere musicale?

Negli anni ‘90, le radio regionali erano le uniche che lasciavano uno spazio creativo nella loro selezione. Ricordo Radio Centro Suono a Roma, ove suonavo dischi presi direttamente in Germania dove a quei tempi ero molto attivo tra party e mega eventi . Per un periodo sono stato io stesso un trend, i DJ chiedevano ai negozi musica alla “Bismark”, una moda che è durata tanto. In Italia, tra DJ non ci conoscevamo ancora personalmente, ma poi ci siamo ritrovati tutti nei locali che rappresentavano il nostro circuito musicale, solo con l’avvento dei cellulari abbiamo cominciato a sentirci più spesso tra di noi…

Che idea ti sei fatto della gente che frequenta i club?

Differenze non ce ne sono, cambiano gli attori ma la storia è sempre la stessa. Forse l’unica differenza è che i giovani di oggi si stancano subito.

Puoi dire due parole sulla situazione clubbing a Roma?

Il clubbing a Roma è decaduto quasi completamente perchè siamo in mano ai Pr, ossia “a chi porta gente”, i quali puntano soprattutto al nome conosciuto del DJ e quindi al lato commerciale dell’evento, oppure funzionano le situazioni modaiole che non considerano la musica del tutto. E’ sempre più difficile proporre situazioni interessanti anche se qualcosa si trova sempre con la grande caparbietà di alcuni appassionati di musica alternativa, quasi di nicchia.

Mi puoi dire tre produttori italiani house che ti piacciono particolarmente?

Gli input maggiori me li hanno dati in periodi diversi il primo Gigi D’Agostino, ultimamente Benny Benassi perché ha fatto un disco come “Satisfactions”, che è stato un grande successo nel mondo e complimenti a lui, anche ottimo DJ. Poi Robert Miles che, anche se per gioco, ha fatto la hit che ha cambiato il mondo. Un altro bravo produttore e DJ è Mauro Picotto che anche oggi lavora con successo in giro per il mondo.

E, invece, tre produttori stranieri che secondo te stanno facendo la differenza?

Joy Beltram mi ha ispirato molto. E’ uno di quelli che sanno fare la musica. Può sembrare strano, ma uno di questi è anche David Guetta; un altro che mi ha stupito è Moby, ma ce ne sono tanti altri, come Aphex Twin, Speedy Jay che faceva Techno e anche Frank De Wulf uno dei primi fautori della musica Techno Trance ma potrei citarne a centinaia.

I tuoi tre dischi Trance stranieri preferiti in assoluto?

Non ce ne sono solo 3, sono di più. La musica Trance è una composizione armonica, tra le più difficili musiche da comporre. Cosmic Baby, Paul Van Dyk, Ferry Costen e Kay Tracid, un altro mostro…..

E quali i tuoi tre brani Trance italiani preferiti?

Per un periodo di musica Trance veramente pochi. Attualmente sono Ottaviani, New Energy che stanno facendo belle cose. C’è anche Dead Mouse molto bravo, mentre di Paul Karlbrenner, anche se sta facendo molti successi, a me personalmente risultano interessanti solo alcune sue idee.

Cosa pensi della crisi dell’industria, del passaggio dal vinile al digitale, e tutto il mondo nuovo di Internet?

Noi che abbiamo vissuto questo passaggio ne abbiamo risentito a livello economico, perché il mercato a cui siamo stati abituati era quello della vendita dei vinili. Con la morte del disco i negozi non vendevano più e i produttori non avevamo più budget per andare in studio e produrre e da qui abbiamo avuto il tracollo. E’ cambiata la concezione di studio di registrazione e tanto altro ancora, ma non potendo cambiare il mondo, ci dobbiamo adeguare all’evoluzione e questo oggi significa essere in vetrina sui siti di distribuzione della musica digitale più importanti, come Beatport. Esiste poi il download ad uso privato, ma non possiamo combatterlo come se fosse pirateria a scopo commerciale, ora il disco è più un mezzo per farsi conoscere. Infatti molti produttori oggi lo regalano e, se è bello e piace, riesce ad accrescere il nome dell’artista: da qui nasce il booking per serate in tutto il mondo. E poi ancora oggi ci sono geni che creano nuovi stili musicali come Skrillex e Aviciiii.

Come pensi si evolverà la musica in futuro?

Di più non possiamo avere. Ormai se cambiano i sistemi di comunicazione cambieranno le apparecchiature e quindi non ci saranno più neanche le pennette. Fra poco suoneremo con il cloud in streaming con canzoni nostre su server virtuali ed in futuro si ascolterà la musica molto simile alla musica classica.

Quale è stata la motivazione che ti ha spinto ad associarti a A-DJ?

Seppure alla mia età ho ormai acquisito esperienza, la motivazione principale è stata quella di ritrovarmi ad un tavolo con persone che hanno da insegnarmi. Sono curioso e mi piace confrontarmi soprattutto su questioni che riguardano la mia professione.

Ritieni che la licenze Siae per le copie lavoro del DJ sia uno strumento utile?

E’ uno strumento un pò contraddittorio. Facendo riferimento alla nostra eperienza passata e sapendo che a tutelarci c’è solo la Siae, mi sembra un po’ una scelta obbligata.

Grazie, Marco! Ti lasciamo con il tuo slogan:

W la voglia di musica perchè noi:

MUSICA DENTRO SILENZIO FUORI

 

 DJ Bismark, DJ Professionista dal 1983 è uno dei personaggi storici della Techno italiana. Tra i suoi successi ricordiamo “Double Pleasure”, “My World”, “Parapapa”. Dopo “Reactivate”, disco che ben rappresenta il tipico sound BXR, nel 2000 ha pubblicato “Make A Dream” e “Just A Moment”, “Street Festival”, “Synthesis” e, nel 2009, “Project 696”. Artista eclettico e dal multiforme ingegno, è tra i più attivi membri dell’associazione A-DJ.

 

 

 

 

 

 

Ciao Marco, innanzitutto, complimenti per la tua carriera artistica e grazie per aver scelto A-DJ (www.a-dj.org) come associazione rappresentativa dei tuoi interessi. Veniamo subito alle domande.

Con che musica sei cresciuto?

Io sono nato negli anni ‘70, con che musica vuoi che possa essere cresciuto? Con il Rock alternativo! La New Wave, in fondo. Sono stato, infatti, influenzato dagli Spandau Ballet, dai primi Duran Duran. È pur vero però che mio padre ascoltava la musica classica, e dalla stessa, anche se inconsciamente, ho avuto degli input verso il genere musicale in cui poi mi sono specializzato. Ricordo anche i Rockets che mi hanno molto influenzato ed anche i Kraftwerk che mi hanno totalmente disorientato. Era la prima musica elettronica che ascoltavo.

E questo forse il motivo per cui hai scelto musica Trance?

La musica Trance è stata un evoluzione della musica Techno ritmica aggressiva poi con pause mentali filosofiche toccanti.

Quando hai avuto il primo contatto con la musica house?

Negli anni Ottanta, la House era la musica estrema e io, nella mia continua ricerca di generi alternativi, ho sempre inseguito le novità. In quel periodo, ero un fedelissimo di Jean Michelle Jarre. Ma il primo disco che mi ha fatto amare davvero la musica House è stato “From here to eternity” di Giorgio Moroder ed il cambio totale è stato con “Pump up the volume” di Eric Morillo. Quindi tutte le sonorità di avanguardia, prima le mode erano molto più lente nella loro evoluzione.

Quando hai iniziato a fare il DJ e dove?

Ho iniziato a fare il DJ per una coincidenza. Io ero un ballerino di prima fila e quando ero a scuola di danza, mentre facevamo riscaldamento, c’era il primo ballerino che gli piaceva fare il DJ e metteva i dischi per accompagnarci. Da qui ho avuto l’ispirazione e ho comprato un Lenco 55s. Ho cominciato così. In seguito, andai a fare il militare e lì conobbi un famoso DJ sardo e con lui iniziai a mettere i dischi. Ricordo la prima volta in cui fece il DJ in pubblico, era una domenica pomeriggio a Cagliari.

Puoi ricordare il periodo di “apprendimento”?

L’apprendimento non finisce mai, si è sempre in evoluzione allora come oggi. E come una volta sono sempre alla ricerca di qualcosa di diverso. E’ stata un’evoluzione e l’ho seguita. La notte ascoltavo le radio perchè solo in quelle ore si sbizzarivano un pò di più. Era il tempo Patrick Hernandez e tanti altri. Nei brani che ascoltavo cercavo gli assoli per tagliarli e farli suonare ripetitivamente a lungo…

Hai suonato in tantissimi club, qual’è quello a cui sei più legato come ricordo?

Il ricordo migliore è dei club esteri perché già allora erano avanti come struttura e come proposta musicale e con impianti audio degni di nota, delle illuminazioni favolose, i multilaser, mentre noi in Italia ancora avevamo macchine del fumo e le luci strobo. Ricordo soprattutto i club di Stoccarda: mi sembrava di stare in un altro mondo.

Tra i club italiani che ricordo non posso non citare la mia storia: l'”Arabesk” in assoluto il primo amore non solo mio ma di tanti poi a seguire lo storico “06”, il “Centrale”, il “Palladium” e l'”Hollywood”. Inoltre, i club più rinomati nel riminese che erano all’epoca conosciuti come nuova tendenza, ove si proponevano generi musicali diversi: il “Pacha”, il “Cellophane” e il “Cocoricò”. Ricordo poi il “Movida” di Jesolo, quando ancora io non facevo il DJ, ma c’erano lì Gemolotto e Leo Mas che stavano già molto avanti musicalmente e qualitativamente. Suonavano musica bellissima.

Che progetti hai attualmente come produttore?

Ho vissuto un periodo sabbatico con le produzioni, che ora si è un pò prolungato. Come fautore della musica Techno in Italia, ho collaborato con un’etichetta che la BXR con Picotto e D’Agostino. Da lì è nato tutto. Quando la scena è andata a scemare e la musica underground si è scissa in diversi sottogeneri io e i miei soci ci siamo divisi e ognuno è andato per la sua strada aprendo la propria etichetta discografica. Prima era diverso: si nasceva come DJ poi si diventava produttori perché le case discografiche ci chiedevano informazioni sulle tendenze del mercato.

In Italia, negli anni ’90, l’House music americana e la Garage erano ben recepite, così come attualmente lo è la Trance. C’è stata la moda della Minimal. Qual’è il tuo punto di vista sull’evoluzione di questo genere musicale?

Negli anni ‘90, le radio regionali erano le uniche che lasciavano uno spazio creativo nella loro selezione. Ricordo Radio Centro Suono a Roma, ove suonavo dischi presi direttamente in Germania dove a quei tempi ero molto attivo tra party e mega eventi . Per un periodo sono stato io stesso un trend, i DJ chiedevano ai negozi musica alla “Bismark”, una moda che è durata tanto. In Italia, tra DJ non ci conoscevamo ancora personalmente, ma poi ci siamo ritrovati tutti nei locali che rappresentavano il nostro circuito musicale, solo con l’avvento dei cellulari abbiamo cominciato a sentirci più spesso tra di noi…

Che idea ti sei fatto della gente che frequenta i club?

Differenze non ce ne sono, cambiano gli attori ma la storia è sempre la stessa. Forse l’unica differenza è che i giovani di oggi si stancano subito.

Puoi dire due parole sulla situazione clubbing a Roma?

Il clubbing a Roma è decaduto quasi completamente perchè siamo in mano ai Pr, ossia “a chi porta gente”, i quali puntano soprattutto al nome conosciuto del DJ e quindi al lato commerciale dell’evento, oppure funzionano le situazioni modaiole che non considerano la musica del tutto. E’ sempre più difficile proporre situazioni interessanti anche se qualcosa si trova sempre con la grande caparbietà di alcuni appassionati di musica alternativa, quasi di nicchia.

Mi puoi dire tre produttori italiani house che ti piacciono particolarmente?

Gli input maggiori me li hanno dati in periodi diversi il primo Gigi D’Agostino, ultimamente Benny Benassi perché ha fatto un disco come “Satisfactions”, che è stato un grande successo nel mondo e complimenti a lui, anche ottimo DJ. Poi Robert Miles che, anche se per gioco, ha fatto la hit che ha cambiato il mondo. Un altro bravo produttore e DJ è Mauro Picotto che anche oggi lavora con successo in giro per il mondo.

E, invece, tre produttori stranieri che secondo te stanno facendo la differenza?

Joy Beltram mi ha ispirato molto. E’ uno di quelli che sanno fare la musica. Può sembrare strano, ma uno di questi è anche David Guetta; un altro che mi ha stupito è Moby, ma ce ne sono tanti altri, come Aphex Twin, Speedy Jay che faceva Techno e anche Frank De Wulf uno dei primi fautori della musica Techno Trance ma potrei citarne a centinaia.

I tuoi tre dischi Trance stranieri preferiti in assoluto?

Non ce ne sono solo 3, sono di più. La musica Trance è una composizione armonica, tra le più difficili musiche da comporre. Cosmic Baby, Paul Van Dyk, Ferry Costen e Kay Tracid, un altro mostro…..

E quali i tuoi tre brani Trance italiani preferiti?

Per un periodo di musica Trance veramente pochi. Attualmente sono Ottaviani, New Energy che stanno facendo belle cose. C’è anche Dead Mouse molto bravo, mentre di Paul Karlbrenner, anche se sta facendo molti successi, a me personalmente risultano interessanti solo alcune sue idee.

Cosa pensi della crisi dell’industria, del passaggio dal vinile al digitale, e tutto il mondo nuovo di Internet?

Noi che abbiamo vissuto questo passaggio ne abbiamo risentito a livello economico, perché il mercato a cui siamo stati abituati era quello della vendita dei vinili. Con la morte del disco i negozi non vendevano più e i produttori non avevamo più budget per andare in studio e produrre e da qui abbiamo avuto il tracollo. E’ cambiata la concezione di studio di registrazione e tanto altro ancora, ma non potendo cambiare il mondo, ci dobbiamo adeguare all’evoluzione e questo oggi significa essere in vetrina sui siti di distribuzione della musica digitale più importanti, come Beatport. Esiste poi il download ad uso privato, ma non possiamo combatterlo come se fosse pirateria a scopo commerciale, ora il disco è più un mezzo per farsi conoscere. Infatti molti produttori oggi lo regalano e, se è bello e piace, riesce ad accrescere il nome dell’artista: da qui nasce il booking per serate in tutto il mondo. E poi ancora oggi ci sono geni che creano nuovi stili musicali come Skrillex e Aviciiii.

Come pensi si evolverà la musica in futuro?

Di più non possiamo avere. Ormai se cambiano i sistemi di comunicazione cambieranno le apparecchiature e quindi non ci saranno più neanche le pennette. Fra poco suoneremo con il cloud in streaming con canzoni nostre su server virtuali ed in futuro si ascolterà la musica molto simile alla musica classica.

Quale è stata la motivazione che ti ha spinto ad associarti a A-DJ?

Seppure alla mia età ho ormai acquisito esperienza, la motivazione principale è stata quella di ritrovarmi ad un tavolo con persone che hanno da insegnarmi. Sono curioso e mi piace confrontarmi soprattutto su questioni che riguardano la mia professione.

Ritieni che la licenze Siae per le copie lavoro del DJ sia uno strumento utile?

E’ uno strumento un pò contraddittorio. Facendo riferimento alla nostra eperienza passata e sapendo che a tutelarci c’è solo la Siae, mi sembra un po’ una scelta obbligata.

Grazie, Marco! Ti lasciamo con il tuo slogan:

W la voglia di musica perchè noi:

MUSICA DENTRO SILENZIO FUORI