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Intervista DJ BismarkIntervista DJ Bismark

By federi picc,

DJ Bismark, DJ Professionista dal 1983 è uno dei personaggi storici della Techno italiana. Tra i suoi successi ricordiamo “Double Pleasure”, “My World”, “Parapapa”. Dopo “Reactivate”, disco che ben rappresenta il tipico sound BXR, nel 2000 ha pubblicato “Make A Dream” e “Just A Moment”, “Street Festival”, “Synthesis” e, nel 2009, “Project 696”. Artista eclettico e dal multiforme ingegno, è tra i più attivi membri dell’associazione A-DJ.

 

 

 

 

 

 

 

Ciao Marco, innanzitutto, complimenti per la tua carriera artistica e grazie per aver scelto A-DJ (www.a-dj.org) come associazione rappresentativa dei tuoi interessi. Veniamo subito alle domande.

Con che musica sei cresciuto?

Io sono nato negli anni ‘70, con che musica vuoi che possa essere cresciuto? Con il Rock alternativo! La New Wave, in fondo. Sono stato, infatti, influenzato dagli Spandau Ballet, dai primi Duran Duran. È pur vero però che mio padre ascoltava la musica classica, e dalla stessa, anche se inconsciamente, ho avuto degli input verso il genere musicale in cui poi mi sono specializzato. Ricordo anche i Rockets che mi hanno molto influenzato ed anche i Kraftwerk che mi hanno totalmente disorientato. Era la prima musica elettronica che ascoltavo.

E questo forse il motivo per cui hai scelto musica Trance?

La musica Trance è stata un evoluzione della musica Techno ritmica aggressiva poi con pause mentali filosofiche toccanti.

Quando hai avuto il primo contatto con la musica house?

Negli anni Ottanta, la House era la musica estrema e io, nella mia continua ricerca di generi alternativi, ho sempre inseguito le novità. In quel periodo, ero un fedelissimo di Jean Michelle Jarre. Ma il primo disco che mi ha fatto amare davvero la musica House è stato “From here to eternity” di Giorgio Moroder ed il cambio totale è stato con “Pump up the volume” di Eric Morillo. Quindi tutte le sonorità di avanguardia, prima le mode erano molto più lente nella loro evoluzione.

Quando hai iniziato a fare il DJ e dove?

Ho iniziato a fare il DJ per una coincidenza. Io ero un ballerino di prima fila e quando ero a scuola di danza, mentre facevamo riscaldamento, c’era il primo ballerino che gli piaceva fare il DJ e metteva i dischi per accompagnarci. Da qui ho avuto l’ispirazione e ho comprato un Lenco 55s. Ho cominciato così. In seguito, andai a fare il militare e lì conobbi un famoso DJ sardo e con lui iniziai a mettere i dischi. Ricordo la prima volta in cui fece il DJ in pubblico, era una domenica pomeriggio a Cagliari.

Puoi ricordare il periodo di “apprendimento”?

L’apprendimento non finisce mai, si è sempre in evoluzione allora come oggi. E come una volta sono sempre alla ricerca di qualcosa di diverso. E’ stata un’evoluzione e l’ho seguita. La notte ascoltavo le radio perchè solo in quelle ore si sbizzarivano un pò di più. Era il tempo Patrick Hernandez e tanti altri. Nei brani che ascoltavo cercavo gli assoli per tagliarli e farli suonare ripetitivamente a lungo…

Hai suonato in tantissimi club, qual’è quello a cui sei più legato come ricordo?

Il ricordo migliore è dei club esteri perché già allora erano avanti come struttura e come proposta musicale e con impianti audio degni di nota, delle illuminazioni favolose, i multilaser, mentre noi in Italia ancora avevamo macchine del fumo e le luci strobo. Ricordo soprattutto i club di Stoccarda: mi sembrava di stare in un altro mondo.

Tra i club italiani che ricordo non posso non citare la mia storia: l'”Arabesk” in assoluto il primo amore non solo mio ma di tanti poi a seguire lo storico “06”, il “Centrale”, il “Palladium” e l'”Hollywood”. Inoltre, i club più rinomati nel riminese che erano all’epoca conosciuti come nuova tendenza, ove si proponevano generi musicali diversi: il “Pacha”, il “Cellophane” e il “Cocoricò”. Ricordo poi il “Movida” di Jesolo, quando ancora io non facevo il DJ, ma c’erano lì Gemolotto e Leo Mas che stavano già molto avanti musicalmente e qualitativamente. Suonavano musica bellissima.

Che progetti hai attualmente come produttore?

Ho vissuto un periodo sabbatico con le produzioni, che ora si è un pò prolungato. Come fautore della musica Techno in Italia, ho collaborato con un’etichetta che la BXR con Picotto e D’Agostino. Da lì è nato tutto. Quando la scena è andata a scemare e la musica underground si è scissa in diversi sottogeneri io e i miei soci ci siamo divisi e ognuno è andato per la sua strada aprendo la propria etichetta discografica. Prima era diverso: si nasceva come DJ poi si diventava produttori perché le case discografiche ci chiedevano informazioni sulle tendenze del mercato.

In Italia, negli anni ’90, l’House music americana e la Garage erano ben recepite, così come attualmente lo è la Trance. C’è stata la moda della Minimal. Qual’è il tuo punto di vista sull’evoluzione di questo genere musicale?

Negli anni ‘90, le radio regionali erano le uniche che lasciavano uno spazio creativo nella loro selezione. Ricordo Radio Centro Suono a Roma, ove suonavo dischi presi direttamente in Germania dove a quei tempi ero molto attivo tra party e mega eventi . Per un periodo sono stato io stesso un trend, i DJ chiedevano ai negozi musica alla “Bismark”, una moda che è durata tanto. In Italia, tra DJ non ci conoscevamo ancora personalmente, ma poi ci siamo ritrovati tutti nei locali che rappresentavano il nostro circuito musicale, solo con l’avvento dei cellulari abbiamo cominciato a sentirci più spesso tra di noi…

Che idea ti sei fatto della gente che frequenta i club?

Differenze non ce ne sono, cambiano gli attori ma la storia è sempre la stessa. Forse l’unica differenza è che i giovani di oggi si stancano subito.

Puoi dire due parole sulla situazione clubbing a Roma?

Il clubbing a Roma è decaduto quasi completamente perchè siamo in mano ai Pr, ossia “a chi porta gente”, i quali puntano soprattutto al nome conosciuto del DJ e quindi al lato commerciale dell’evento, oppure funzionano le situazioni modaiole che non considerano la musica del tutto. E’ sempre più difficile proporre situazioni interessanti anche se qualcosa si trova sempre con la grande caparbietà di alcuni appassionati di musica alternativa, quasi di nicchia.

Mi puoi dire tre produttori italiani house che ti piacciono particolarmente?

Gli input maggiori me li hanno dati in periodi diversi il primo Gigi D’Agostino, ultimamente Benny Benassi perché ha fatto un disco come “Satisfactions”, che è stato un grande successo nel mondo e complimenti a lui, anche ottimo DJ. Poi Robert Miles che, anche se per gioco, ha fatto la hit che ha cambiato il mondo. Un altro bravo produttore e DJ è Mauro Picotto che anche oggi lavora con successo in giro per il mondo.

E, invece, tre produttori stranieri che secondo te stanno facendo la differenza?

Joy Beltram mi ha ispirato molto. E’ uno di quelli che sanno fare la musica. Può sembrare strano, ma uno di questi è anche David Guetta; un altro che mi ha stupito è Moby, ma ce ne sono tanti altri, come Aphex Twin, Speedy Jay che faceva Techno e anche Frank De Wulf uno dei primi fautori della musica Techno Trance ma potrei citarne a centinaia.

I tuoi tre dischi Trance stranieri preferiti in assoluto?

Non ce ne sono solo 3, sono di più. La musica Trance è una composizione armonica, tra le più difficili musiche da comporre. Cosmic Baby, Paul Van Dyk, Ferry Costen e Kay Tracid, un altro mostro…..

E quali i tuoi tre brani Trance italiani preferiti?

Per un periodo di musica Trance veramente pochi. Attualmente sono Ottaviani, New Energy che stanno facendo belle cose. C’è anche Dead Mouse molto bravo, mentre di Paul Karlbrenner, anche se sta facendo molti successi, a me personalmente risultano interessanti solo alcune sue idee.

Cosa pensi della crisi dell’industria, del passaggio dal vinile al digitale, e tutto il mondo nuovo di Internet?

Noi che abbiamo vissuto questo passaggio ne abbiamo risentito a livello economico, perché il mercato a cui siamo stati abituati era quello della vendita dei vinili. Con la morte del disco i negozi non vendevano più e i produttori non avevamo più budget per andare in studio e produrre e da qui abbiamo avuto il tracollo. E’ cambiata la concezione di studio di registrazione e tanto altro ancora, ma non potendo cambiare il mondo, ci dobbiamo adeguare all’evoluzione e questo oggi significa essere in vetrina sui siti di distribuzione della musica digitale più importanti, come Beatport. Esiste poi il download ad uso privato, ma non possiamo combatterlo come se fosse pirateria a scopo commerciale, ora il disco è più un mezzo per farsi conoscere. Infatti molti produttori oggi lo regalano e, se è bello e piace, riesce ad accrescere il nome dell’artista: da qui nasce il booking per serate in tutto il mondo. E poi ancora oggi ci sono geni che creano nuovi stili musicali come Skrillex e Aviciiii.

Come pensi si evolverà la musica in futuro?

Di più non possiamo avere. Ormai se cambiano i sistemi di comunicazione cambieranno le apparecchiature e quindi non ci saranno più neanche le pennette. Fra poco suoneremo con il cloud in streaming con canzoni nostre su server virtuali ed in futuro si ascolterà la musica molto simile alla musica classica.

Quale è stata la motivazione che ti ha spinto ad associarti a A-DJ?

Seppure alla mia età ho ormai acquisito esperienza, la motivazione principale è stata quella di ritrovarmi ad un tavolo con persone che hanno da insegnarmi. Sono curioso e mi piace confrontarmi soprattutto su questioni che riguardano la mia professione.

Ritieni che la licenze Siae per le copie lavoro del DJ sia uno strumento utile?

E’ uno strumento un pò contraddittorio. Facendo riferimento alla nostra eperienza passata e sapendo che a tutelarci c’è solo la Siae, mi sembra un po’ una scelta obbligata.

Grazie, Marco! Ti lasciamo con il tuo slogan:

W la voglia di musica perchè noi:

MUSICA DENTRO SILENZIO FUORI

 

 DJ Bismark, DJ Professionista dal 1983 è uno dei personaggi storici della Techno italiana. Tra i suoi successi ricordiamo “Double Pleasure”, “My World”, “Parapapa”. Dopo “Reactivate”, disco che ben rappresenta il tipico sound BXR, nel 2000 ha pubblicato “Make A Dream” e “Just A Moment”, “Street Festival”, “Synthesis” e, nel 2009, “Project 696”. Artista eclettico e dal multiforme ingegno, è tra i più attivi membri dell’associazione A-DJ.

 

 

 

 

 

 

Ciao Marco, innanzitutto, complimenti per la tua carriera artistica e grazie per aver scelto A-DJ (www.a-dj.org) come associazione rappresentativa dei tuoi interessi. Veniamo subito alle domande.

Con che musica sei cresciuto?

Io sono nato negli anni ‘70, con che musica vuoi che possa essere cresciuto? Con il Rock alternativo! La New Wave, in fondo. Sono stato, infatti, influenzato dagli Spandau Ballet, dai primi Duran Duran. È pur vero però che mio padre ascoltava la musica classica, e dalla stessa, anche se inconsciamente, ho avuto degli input verso il genere musicale in cui poi mi sono specializzato. Ricordo anche i Rockets che mi hanno molto influenzato ed anche i Kraftwerk che mi hanno totalmente disorientato. Era la prima musica elettronica che ascoltavo.

E questo forse il motivo per cui hai scelto musica Trance?

La musica Trance è stata un evoluzione della musica Techno ritmica aggressiva poi con pause mentali filosofiche toccanti.

Quando hai avuto il primo contatto con la musica house?

Negli anni Ottanta, la House era la musica estrema e io, nella mia continua ricerca di generi alternativi, ho sempre inseguito le novità. In quel periodo, ero un fedelissimo di Jean Michelle Jarre. Ma il primo disco che mi ha fatto amare davvero la musica House è stato “From here to eternity” di Giorgio Moroder ed il cambio totale è stato con “Pump up the volume” di Eric Morillo. Quindi tutte le sonorità di avanguardia, prima le mode erano molto più lente nella loro evoluzione.

Quando hai iniziato a fare il DJ e dove?

Ho iniziato a fare il DJ per una coincidenza. Io ero un ballerino di prima fila e quando ero a scuola di danza, mentre facevamo riscaldamento, c’era il primo ballerino che gli piaceva fare il DJ e metteva i dischi per accompagnarci. Da qui ho avuto l’ispirazione e ho comprato un Lenco 55s. Ho cominciato così. In seguito, andai a fare il militare e lì conobbi un famoso DJ sardo e con lui iniziai a mettere i dischi. Ricordo la prima volta in cui fece il DJ in pubblico, era una domenica pomeriggio a Cagliari.

Puoi ricordare il periodo di “apprendimento”?

L’apprendimento non finisce mai, si è sempre in evoluzione allora come oggi. E come una volta sono sempre alla ricerca di qualcosa di diverso. E’ stata un’evoluzione e l’ho seguita. La notte ascoltavo le radio perchè solo in quelle ore si sbizzarivano un pò di più. Era il tempo Patrick Hernandez e tanti altri. Nei brani che ascoltavo cercavo gli assoli per tagliarli e farli suonare ripetitivamente a lungo…

Hai suonato in tantissimi club, qual’è quello a cui sei più legato come ricordo?

Il ricordo migliore è dei club esteri perché già allora erano avanti come struttura e come proposta musicale e con impianti audio degni di nota, delle illuminazioni favolose, i multilaser, mentre noi in Italia ancora avevamo macchine del fumo e le luci strobo. Ricordo soprattutto i club di Stoccarda: mi sembrava di stare in un altro mondo.

Tra i club italiani che ricordo non posso non citare la mia storia: l'”Arabesk” in assoluto il primo amore non solo mio ma di tanti poi a seguire lo storico “06”, il “Centrale”, il “Palladium” e l'”Hollywood”. Inoltre, i club più rinomati nel riminese che erano all’epoca conosciuti come nuova tendenza, ove si proponevano generi musicali diversi: il “Pacha”, il “Cellophane” e il “Cocoricò”. Ricordo poi il “Movida” di Jesolo, quando ancora io non facevo il DJ, ma c’erano lì Gemolotto e Leo Mas che stavano già molto avanti musicalmente e qualitativamente. Suonavano musica bellissima.

Che progetti hai attualmente come produttore?

Ho vissuto un periodo sabbatico con le produzioni, che ora si è un pò prolungato. Come fautore della musica Techno in Italia, ho collaborato con un’etichetta che la BXR con Picotto e D’Agostino. Da lì è nato tutto. Quando la scena è andata a scemare e la musica underground si è scissa in diversi sottogeneri io e i miei soci ci siamo divisi e ognuno è andato per la sua strada aprendo la propria etichetta discografica. Prima era diverso: si nasceva come DJ poi si diventava produttori perché le case discografiche ci chiedevano informazioni sulle tendenze del mercato.

In Italia, negli anni ’90, l’House music americana e la Garage erano ben recepite, così come attualmente lo è la Trance. C’è stata la moda della Minimal. Qual’è il tuo punto di vista sull’evoluzione di questo genere musicale?

Negli anni ‘90, le radio regionali erano le uniche che lasciavano uno spazio creativo nella loro selezione. Ricordo Radio Centro Suono a Roma, ove suonavo dischi presi direttamente in Germania dove a quei tempi ero molto attivo tra party e mega eventi . Per un periodo sono stato io stesso un trend, i DJ chiedevano ai negozi musica alla “Bismark”, una moda che è durata tanto. In Italia, tra DJ non ci conoscevamo ancora personalmente, ma poi ci siamo ritrovati tutti nei locali che rappresentavano il nostro circuito musicale, solo con l’avvento dei cellulari abbiamo cominciato a sentirci più spesso tra di noi…

Che idea ti sei fatto della gente che frequenta i club?

Differenze non ce ne sono, cambiano gli attori ma la storia è sempre la stessa. Forse l’unica differenza è che i giovani di oggi si stancano subito.

Puoi dire due parole sulla situazione clubbing a Roma?

Il clubbing a Roma è decaduto quasi completamente perchè siamo in mano ai Pr, ossia “a chi porta gente”, i quali puntano soprattutto al nome conosciuto del DJ e quindi al lato commerciale dell’evento, oppure funzionano le situazioni modaiole che non considerano la musica del tutto. E’ sempre più difficile proporre situazioni interessanti anche se qualcosa si trova sempre con la grande caparbietà di alcuni appassionati di musica alternativa, quasi di nicchia.

Mi puoi dire tre produttori italiani house che ti piacciono particolarmente?

Gli input maggiori me li hanno dati in periodi diversi il primo Gigi D’Agostino, ultimamente Benny Benassi perché ha fatto un disco come “Satisfactions”, che è stato un grande successo nel mondo e complimenti a lui, anche ottimo DJ. Poi Robert Miles che, anche se per gioco, ha fatto la hit che ha cambiato il mondo. Un altro bravo produttore e DJ è Mauro Picotto che anche oggi lavora con successo in giro per il mondo.

E, invece, tre produttori stranieri che secondo te stanno facendo la differenza?

Joy Beltram mi ha ispirato molto. E’ uno di quelli che sanno fare la musica. Può sembrare strano, ma uno di questi è anche David Guetta; un altro che mi ha stupito è Moby, ma ce ne sono tanti altri, come Aphex Twin, Speedy Jay che faceva Techno e anche Frank De Wulf uno dei primi fautori della musica Techno Trance ma potrei citarne a centinaia.

I tuoi tre dischi Trance stranieri preferiti in assoluto?

Non ce ne sono solo 3, sono di più. La musica Trance è una composizione armonica, tra le più difficili musiche da comporre. Cosmic Baby, Paul Van Dyk, Ferry Costen e Kay Tracid, un altro mostro…..

E quali i tuoi tre brani Trance italiani preferiti?

Per un periodo di musica Trance veramente pochi. Attualmente sono Ottaviani, New Energy che stanno facendo belle cose. C’è anche Dead Mouse molto bravo, mentre di Paul Karlbrenner, anche se sta facendo molti successi, a me personalmente risultano interessanti solo alcune sue idee.

Cosa pensi della crisi dell’industria, del passaggio dal vinile al digitale, e tutto il mondo nuovo di Internet?

Noi che abbiamo vissuto questo passaggio ne abbiamo risentito a livello economico, perché il mercato a cui siamo stati abituati era quello della vendita dei vinili. Con la morte del disco i negozi non vendevano più e i produttori non avevamo più budget per andare in studio e produrre e da qui abbiamo avuto il tracollo. E’ cambiata la concezione di studio di registrazione e tanto altro ancora, ma non potendo cambiare il mondo, ci dobbiamo adeguare all’evoluzione e questo oggi significa essere in vetrina sui siti di distribuzione della musica digitale più importanti, come Beatport. Esiste poi il download ad uso privato, ma non possiamo combatterlo come se fosse pirateria a scopo commerciale, ora il disco è più un mezzo per farsi conoscere. Infatti molti produttori oggi lo regalano e, se è bello e piace, riesce ad accrescere il nome dell’artista: da qui nasce il booking per serate in tutto il mondo. E poi ancora oggi ci sono geni che creano nuovi stili musicali come Skrillex e Aviciiii.

Come pensi si evolverà la musica in futuro?

Di più non possiamo avere. Ormai se cambiano i sistemi di comunicazione cambieranno le apparecchiature e quindi non ci saranno più neanche le pennette. Fra poco suoneremo con il cloud in streaming con canzoni nostre su server virtuali ed in futuro si ascolterà la musica molto simile alla musica classica.

Quale è stata la motivazione che ti ha spinto ad associarti a A-DJ?

Seppure alla mia età ho ormai acquisito esperienza, la motivazione principale è stata quella di ritrovarmi ad un tavolo con persone che hanno da insegnarmi. Sono curioso e mi piace confrontarmi soprattutto su questioni che riguardano la mia professione.

Ritieni che la licenze Siae per le copie lavoro del DJ sia uno strumento utile?

E’ uno strumento un pò contraddittorio. Facendo riferimento alla nostra eperienza passata e sapendo che a tutelarci c’è solo la Siae, mi sembra un po’ una scelta obbligata.

Grazie, Marco! Ti lasciamo con il tuo slogan:

W la voglia di musica perchè noi:

MUSICA DENTRO SILENZIO FUORI


 

 

Oltre 1.700 le licenze attive Deejay on line

By Piero Fidelfatti,

Firmato il 28 settembre scorso, presso la Direzione Generale della SIAE in Roma, il rinnovo dell’Accordo tra la SIAE e le Associazioni di categoria dei disc jockey (A-DJ, AID, ANPAD, ASSODEEJAY) relativo alla licenza per le “copie-lavoro”, cioè le riproduzioni su supporti vergine o su memorie digitali di opere musicali registrate su supporti in commercio o in file digitali lecitamente acquisiti, effettuate dai DeeJay ai fini del loro uso nel corso delle serate.
Il rinnovo dell’accordo riguarda il periodo 1.7.2010-31.12.2011 e pone termine al periodo di sperimentazione di questa innovativa licenza e della relativa procedura di autorizzazione, pressoché integralmente on line. Conclusa con successo la sperimentazione (iniziata nel dicembre 2008) la Licenza Copie-lavoro DJ costituisce ora un adempimento consolidato e di carattere ordinario.
Ad oggi sono attive più di 1.700 licenze.
L’intesa inoltre sancisce il “blocco” delle tariffe fino al 31.12.2011 al fine di favorire la più ampia e definitiva diffusione della licenza in questo settore di utilizzazione delle opere musicali.
L’accordo è stato siglato per la SIAE dal Presidente Giorgio Assumma e per le associazioni di categoria dei Disc Jockey da Deborah De Angelis per l’A-DJ, Valentino Naso per l’ AID, Domenico Scuteri (coadiuvato dall’Avv. Francesco Ruscio) per l’ ANPAD e Mario Di Gioia per ASSODEEJAY.
Hanno inoltre aderito all’accordo, come parti non negoziali, l’Unione Nazionale Compositori Librettisti Autori – UNCLA (Pino Amendola) e l’ Associazione Autori Compositori e Piccoli Editori – ACEP (Vincenzo Barbalarga). Pur non presente all’incontro ha confermato la propria adesione come parte non negoziale anche la Associazione Italiana Promozione Musicale AIPM (Enrico Chiapparoli).
(nella foto i firmatari dell’accordo)

 

http://www.siae.it/edicola.asp?click_level=0500.0100.0200&view=4&open_menu=yes&id_news=9630